Il primo cittadino sei tu
Il processo d'appello per l'omicidio di Simonetta Cesaroni, che vede imputato Raniero Busco, è alle sue battute finali. Nel post trovate le dichiarazioni dell'uomo in aula.
Nonostante la 'prova chiave' sia stata messa in discussione, per Raniero Busco, unico indagato per il delitto di via Poma, è stata chiesta la conferma della pena di primo grado.
L'uomo ha rilasciato in aula dichiarazioni spontanee come riporta Repubblica:
"Sono a vostra disposizione e ho il bisogno di dirvi che volevo bene a Simonetta. Naturalmente non so come si sarebbe conclusa la nostra storia ma non ho mai pensato di farle del male. Quando ho saputo della morte di Simonetta, ho provato lo stesso dolore di quando ho perso mio padre. Da voi mi aspetto il riconoscimento della mia innocenza"
Invece nella sua arringa il sostituto procuratore generale Alberto Cozzella ha detto:
"L'omicidio di Simonetta Cesaroni è una truce vicenda giudiziaria, segnata da particolare violenza, crudeltà e malvagità. La vittima era una ragazza di 20 anni, sensibile e un po' ingenua, di buona famiglia e di buoni sentimenti, che lavorava e si tormentava per come stesse procedendo il suo rapporto con il primo ragazzo con cui era stata. Rapporti che Busco, nel processo di primo grado, ha sempre definito normali, quando per lui la normalità è picchiare gli anziani vicini di casa, gridare oscenità alla cognata o chiamare in causa i propri amici come possibili autori del delitto. Ancora oggi trovo incomprensibile come una ragazza di questa delicatezza d'animo abbia potuto frequentare un giovane così. Lei stessa nel suo diario e nelle lettere scritte alle sue amiche, parlava di pudicizia violata, di corpo usato e non amato. Ma Busco era il suo primo ragazzo e lei stessa era vittima di questo vincolo che le impediva di fare un passo ulteriore, cioè di troncare il rapporto"
Giovedì verranno formulate le richieste di parte civile e venerdì ci saranno le repliche della difesa.
(immagine da archivio infophoto)
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